Santi della Chiesa di Maria Santissima del Rosario

 

San Rosa da Lima

Nacque il 20 aprile 1586, decima di tredici figli di una nobile famiglia, di origine spagnola. Il suo nome di battesimo era Isabella, come la nonna materna. Chiamata per la prima volta Rosa dalla serva india Mariana, quand'era ancora in culla, a motivo della sua straordinaria bellezza, quel nome le rimase per sempre, confermatole peraltro anche dal santo arcivescovo di Lima. Ancora bambina, consacrò la sua purezza a Dio e cominciò ben presto a condurre una vita di rigorosa penitenza e di mortificazione, percuotendosi spesso acerbamente, digiunando frequentemente ed abbandonandosi a lunghe estenuanti veglie. Dal 1609 si richiuse in una cella di appena due metri quadrati, costruita nel giardino della casa materna, dalla quale usciva solo per la funzione religiosa, dove trascorreva gran parte delle sue giornate in ginocchio, a pregare ed in stretta unione con il Signore e delle sue visioni mistiche, che iniziarono a prodursi con impressionante regolarità, tutte le settimane, dal giovedì al sabato. Il suo corpo è venerato nella Basilica Domenicana del Santo Rosario a Lima. Papa Clemente X il 12 aprile 1671 l’ha proclamata Santa. L’America Meridionale e le Filippine la invocano come loro Patrona.

San Rocco

Se fossimo vissuti tra il 1300 ed il 1600, avremo conosciuto bene la storia di questo santo pellegrino, uno dei più famosi in tutto l'Occidente come protettore e guaritore dei malati di peste, che proprio in questi secoli stava condizionando la vita e la morte nel mondo intero.
Il paradosso è che, a fronte della sua estrema popolarità, poche sono le notizie sulla sua vita, tanto da essere da taluni messa in dubbio la sua esistenza, ma la Chiesa lo canonizza ufficialmente, intorno al 1600, per mettere "ordine" al culto popolare.
Nasce tra il 1345/50 a Montpellier (Francia), in una famiglia benestante, forse nobile, cristiana. Vive in un mondo segnato dal flagello della peste (in due anni muoiono in Europa 20 milioni di persone). All'età di 20 anni resta orfano di padre e madre e decide, forse spronato dalle ultime parole del padre morente, di seguire Gesù Cristo. Forse entra nel terz'ordine francescano, quindi lascia tutti i suoi beni, veste l'abito da pellegrino e parte per Roma. Durante il suo pellegrinaggio si dedica alla assistenza e guarisce molti malati di peste in modo miracoloso. La sua fama di guaritore si diffonde. A Piacenza si ammala anche lui. Soffre così tanto che è allontanato dall'Ospedale perché "disturba" con i suoi lamenti. Resta solo in un bosco dove verrà salvato da un cane che gli porterà pane tutti i giorni. Il padrone del cane, Gottardo, incuriosito dal suo comportamento, lo seguirà e diventerà poi il suo unico discepolo.
Ripartito verso Montpellier, in un località non nota (probabilmente in Italia) viene fermato e sospettato di spionaggio. Verrà messo in prigione perché si rifiuterà di dire il suo nome, in quanto aveva fatto voto di non rivelarlo per non godere dei benefici derivanti dalla sua nobiltà. Lì rimarrà, per 5 anni, morendovi il 16 agosto tra il 1376 ed il 1379.
Dopo la sua morte, per possedere le sue reliquie e godere dei favori della sua protezione, non si farà scrupolo di trafugare il corpo del santo dalla chiesa di Voghera e portarle a Venezia. In seguito, una reliquia del santo verrà donata a Montpellier. In Italia quasi 60 località portano il suo nome e a lui sono dedicate oltre tremila tra chiese, oratori e luoghi di culto.
Caratteristiche della sua iconografia: uomo in età adulta, il vestito da pellegrino, con il cappello a larghe falde, il cane che gli porta il pane, un segno (in genere sulla coscia sinistra) della peste da lui contratta.

San Vito

Nato a Marsala (Sicilia) nell'anno 286 d.C., Vito rimase orfano di madre e fu affidato alle cure di una nutrice cristiana di nome Crescenzia e di un educator, pure lui cristiano di nome Modesto, che di nascosto dal padre lo educarono alla fede cristiana. La leggenda racconta che il piccolo Vito già all'età di sette anni compiva miracoli. La persecuzione di Diocleziano iniziata il 23 febbraio 303, raggiunse ben presto la Sicilia, dove numerosi credenti preferivano morire piuttosto che rinnegare la propria fede. Il padre di Vito, scoperto che il figlio era cristiano cercò di strapparlo a quella fede, ma ottenuto un rifiuto dal figlio, lo denunciò egli stesso alle autorità. Vito fu imprigionato e torturato subendo tutto questo con coraggio e con gioia per essere simile al Signore sulla croce. A questo punto la storia si mescola con la leggenda che lo vuole liberato da un angelo e portato in Lucania dove continuò il suo apostolato. La sua fama di esorcista giunse fino all'imperatore Diocleziano, che gli chiese di liberare il figlio posseduto da un demonio. Nonostante ciò fu lo stesso Diocleziano che in seguito ne ordinò l'uccisione che avvenne presso il fiume Sele. Più probabilmente fu portato prigioniero insieme ai suoi istitutori in Lucania, dove avvenne il martirio. Una leggenda devozionale lo vede protagonista in Sicilia, a Regalbuto, dove, fermatosi per riposare nel luogo dove ora sorge la chiesa dei cappuccini, avrebbe incontrato dei pastori disperati perché alcuni cani avevano sbranato un bambino; allora il Santo, richiamati i cani, si sarebbe fatto restituire da essi i resti del corpo del bambino a cui avrebbe ridonato la vita. Questa leggenda ha segnato nei secoli l'iconografia del Santo: spesso, infatti, viene raffigurato un cane ai piedi del Santo.

 
 

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