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San Domenico di Guzmàn, al secolo Domingo Guzmàn (Calaroga, 1170 - Bologna, 6
agosto 1221), fu il fondatore dell'Ordine dei Frati Predicatori ed è
venerato come santo dalla Chiesa cattolica.
Figlio di Felice di Guzmàn e di Giovanna d'Aza, una famiglia agiata, ma non
esistono testimoniaze che discenda dalla nobile famiglia dei Guzman.
Alla nascita venne battezzato con il nome del santo patrono dell'abbazia
benedettina di San Domingo de Silos, situata a pochi chilometri a nord del
suo paese natale.
Inizialmente fu educato in famiglia, dallo zio materno, l'arciprete Gumiel
de Izan, fu poi inviato, all'età di quattordici anni, a Palencia, dove
frequentò corsi regolari di arti liberali e teologia, per dieci anni.
Domenico è noto ai devoti per il sentimento di compassione che fin da
giovane gli ispirava la sofferenza altrui. Ad esempio si racconta che, nel
1191, durante una carestia, vendette quanto in suo possesso, incluse le sue
preziose pergamene (un grande sacrificio in un'epoca in cui non era stata
ancora inventata la stampa), per dar da mangiare ai poveri affermando:
«Come posso studiare su pelli morte, mentre tanti miei fratelli muoiono di
fame?»
Terminati gli studi a 24 anni seguì la sua vocazione ed entrò tra i canonici
regolari della cattedrale di Osma dove venne consacrato sacerdote e dove il
vescovo, Martino di Bazan, stava riformando il capitolo secondo la regola
agostiniana, con l'aiuto di Diego Acevedo.
Diego, eletto vescovo, nel 1201, nominò Domenico sottopriore e quando Diego,
nel 1203, fu inviato in missione diplomatica in Danimarca dal re Alfonso
VIII di Castiglia da dove accompagnare una principessa che doveva unirsi in
matrimonio con un principe di Spagna, il vescovo, condusse il sottopriore
Domenico con sé.
Il contatto vivo con i fedeli della Francia meridionale, dove era diffusa
l'eresia dei càtari e l'entusiasmo delle cristianità nordiche per le imprese
missionarie verso l'Est, costituirono per Diego e Domenico una rivelazione.
Di ritorno da un secondo viaggio in Danimarca scesero a Roma (1206) e
chiesero al papa Innocenzo III di potersi dedicare all'evangelizzazione dei
pagani. Ma Innocenzo III orientò il loro zelo missionario verso quella
predicazione nella Francia meridionale, la regione dove erano più attivi i
cà tari, da lui ardentemente e autorevolmente promossa fin dal 1203. I due
accettarono e, nel 1206, Diego e Domenico furono inviati missionari in
Linguadoca e Domenico continuò anche quando si dissolse la legazione
pontificia e dopo l'improvvisa morte di Diego (30 dicembre 1207).
San Domenico rimase in Linguadoca, nel paese dei Catari, come missionario,
per oltre dieci anni (1205-1216), collaborando col vescovo di Tolosa,
Folchetto di Marsiglia e come legato papale cercò sempre di convertire gli
eretici, con semplici riconciliazioni. Solo una volta Domenico è citato tra
coloro che assistevano al rogo degli eretici.
La sua attività di apostolato era imperniata su dibattiti pubblici, colloqui
personali, trattative, predicazione, opera di persuasione, preghiera e
penitenza, appoggiato in questa sua opera da Folchetto, vescovo di
Tolosa, che lo nominò predicatore della sua diocesi.
San Domenico inoltre, si convinse immediatamente che bisognava anche dare
l'esempio e vivere in umiltà e povertà come gli albigesi, e pian piano
maturò anche l'idea di un ordine religioso Iniziò con l'istituzione di
una comunità femminile che accoglieva donne che avevano abbandonato il
catarismo e questa comunità di domenicane ancora esiste. A Domenico si
avvicinavano anche uomini, ma resistevano poco al rigoroso stile di vita da
lui preteso per testimoniare con l'esempio la fede cattolica tra i cà tari.
Alla fine però riuscì a riunire un certo numero di uomini capaci che
condividevano i suoi stessi ideali, istituendo un primo nucleo stabile ed
organizzato di predicatori.
Nel 1209, in occasione dei massacri compiuti dai Crociati (particolarmente
feroce fu quello compiuto dopo la conquista di Béziers), che non badarono
all'età e al sesso e, nella loro furia, arrivarono a colpire perfino i
cattolici, Domenico si distinse nel biasimare severamente tali azioni
scellerate.
In occasione di un viaggio a Roma, nell'ottobre 1215, per accompagnare il
vescovo Folchetto, che doveva partecipare al Concilio Laterano IV, Domenico
avanzò la proposizione a papa Innocenzo III di un nuovo ordine monastico
dedicato alla predicazione. Domenico trovò grande disponibilità nel papa che
l'approvò.
Nel 1215, Domenico, per i suoi seguaci, prima ricevette in dono la casa in
Tolosa di Pietro cellani che era divenuto anche lui predicatore, poi
ricevette da Simone IV di Montfort il castello di Cassanel.
Pare che quando per la crociata le cose si misero male Domenico lasciasse la
Linguadoca, nel 1216 e, seguendo il consiglio di Innocenzo III, di non
fondare un nuovo ordine coi suoi sedici seguaci scelse la regola di Sant'Agostino.
Il 22 dicembre 1216, papa Onorio III diede l'approvazione ufficiale e
definitiva, all'ordine fondato da Domenico. Ottenuto il riconoscimento
ufficiale, l'ordine crebbe e, già dal 1217, fu in condizione di inviare
monaci un po' in tutt'Europa, soprattutto nella penisola iberica e nei
principali centri universitari del tempo, a Parigi e a Bologna, dove si recò egli stesso.
Subito incontrarono delle opposizioni da parte dei vescovi locali, che
furono superate dalla bolla papale dell'11 febbraio del 1218, che ordinava a
tutti i prelati di dare assistenza ai domenicani.
A Bologna, l'eloquenza di Reginaldo di Orléans, decretò un immediato
successo dell'ordine, che ricevette notevoli donazioni, che Reginaldo
avrebbe voluto accettare, ma Domenico le rifiutò, perche desiderava che i
suoi confratelli non avessero proprietà e vivessero di elemosina.
Nel 1220 e nel 1221 Domenico presiedette personalmente in Bologna ai primi
due Capitoli Generali destinati a redigere la magna carta e a precisare gli
elementi fondamentali dell'ordine:
Predicazione
Studio
Povertà mendicante
Vita comune
Legislazione
Distribuzione geografica
Spedizioni missionarie.
Sfinito dal lavoro apostolico ed estenuato dalle grandi penitenze, Domenico
morì il 6 agosto 1221, nel suo amatissimo convento di Bologna (Basilica di
San Domenico), in una cella non sua, perché lui, il fondatore, non l'aveva,
circondato dai suoi frati, a cui rivolgeva l'esortazione «ad avere carità ,
a custodire l'umiltà e a possedere una volontaria povertà.»
Papa Gregorio IX canonizzò Domenico il 13 luglio 1234. Si festeggia l'8
agosto.
Il suo corpo dal 5 giugno 1267 è custodito in una preziosa arca marmorea. A
Roma, nel chiostro del convento di Santa Sabina all'Aventino è presente una
pianta di arancio dolce che secondo la tradizione domenicana, san Domenico
portò dalla Spagna. La notorietà delle numerose leggende miracolistiche
legate alle sue intercessioni fanno accorrere al suo sepolcro fedeli da ogni
parte d'Italia e d'Europa, mentre i fedeli bolognesi lo proclamano «Patrono
e Difensore perpetuo della città».
Il famosoquadro commissionato da Tomàs de Torquemada al pittore Pedro Berruguete,
intitolato San Domenico presiede un tribunale dell'Inquisizione che in
seguito venne semplicemente denominato Autodafé, è la rappresentazione quasi
emblematica del ruolo che è stato falsamente attribuito a Domenico di Guzmàn.
Egli infatti morì nel 1221, ossia dodici anni prima che papa Gregorio IX
nominasse, per la prima volta, dei frati domenicani a capo (giudici-delegati
permanenti) dei tribunali dell'Inquisizione. Michel Roquebert nel suo libro
San Domenico, contro la leggenda nera scrive:
«Il male che ha fatto quest'opera all'immagine e alla memoria del fondatore
dell'Ordine dei predicatori è incommensurabile. La "triste leggenda", la
"leggenda nera" che ancora oggi denunciano gli storici domenicani, tanto
più
dolorosa in quanto è stata creata dagli stessi predicatori, all'epoca in cui
ritenevano che essere nati per combattere l'eresia fosse motivo di gloria»
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