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Una notte d’altri tempi. Ed è proprio in questa notte che Biancavilla si
riscopre.
I volti solcati dal tempo dei vecchi, si cominciano a vestire con i sacchi
bianchi, «a scuzzitta» nera, il cordone e infine la mozzetta. Sono tutti i
confrati delle confraternite biancavillesi, alle loro spalle ci sono secoli
di storia, di tradizione ma soprattutto di fede.
Sette confraternite per sette colori. Sette simulacri per sette momenti della
passione e morte di Cristo. Biancavilla riscatta la sua storia esibendo una
«teoria» di immagini, di volti, di abiti che non hanno eguali. Due colonne
composte in fila, con infine tre confrati che portano i segni della loro
autorità: il medaglione e il «pastorale» sul petto e sulla mano del
Governatore, ai lati i suoi assistenti («maggiore» e «minore»), dietro il
simulacro con i suoi portatori.
Siamo all’imbrunire: ha inizio la processione. I confratelli di Sant’Antonio si
muovono, dalla loro chiesa in via Innessa, con il fercolo di Gesù all’orto
verso quella della Mercé, dove ad aspettarli stanno già i confrati azzurri
con il simulacro di Cristo con la croce. Il corteo si muove adagio, il tempo
sembra essersi fermato come l’attimo immortalato da quelle sacre immagini.
Dalla chiesa di San Giuseppe esce la Madonna dello Spasimo. A pochi metri,
dall’Annunziata viene fuori l’Ecce Homo. A piazza Roma si ricompone il
quadro completo con l’ingresso nel corteo dell’Addolorata (con i Bianchi),
del Cristo morto scortato dai confratelli del Sacramento ed infine il Cristo
alla colonna con i confrati neri del Rosario, chiamato ad entrate in scena
per ultimo. A ogni incontro i portatori fanno «salutare» le statue in segno
di rispetto, un rituale unico e molto suggestivo. Le torce accese nelle mani
di tutti i confratelli illuminano la notte rendendo l’atmosfera surreale.
Finisce «u girò dei Santi»: «annacàta» del Cristo alla colonna. E’ tarda
sera e un leggero venticello freddo accompagna i confrati nel loro ultimo
giro. Dopo aver lasciato via Scutari, il Cristo alla colonna si separa prima
con il Cristo morto e poi al Purgatorio saluta l’Addolorata. A partire da
quell’istante (fino alla vicina chiesa del Rosario) la sua marcia diventa
difficoltosa, i portatori con la mozzetta nera incedono lentamente, «annacàndo»
il fercolo così da ricordare l’ascesa di Gesù al Calvario, tre passi avanti
ed uno indietro, tutto con il sottofondo della banda che esegue le marce
funebri. È un momento molto intenso. I confrati del Ss. Rosario ritardano
più che possono l’entrata, un tempo non avveniva mai prima della mezzanotte,
i «Tri Misteri» si concludono in questo modo. |
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