La statua del "Cristo alla colonna"

 

Su uno dei preventivi relativi al restauro, leggiamo che: «La statua lignea policroma di pregevole fattura raffigura Gesù Cristo alla colonna. Il corpo del Cristo è tutto proteso in avanti con le braccia legate dietro le spalle ad una colonna realizzata in legno e poi dipinta a finto marmo. Sia il Cristo che la colonna poggiano su di una base lignea quadrata: l’altezza della statua compresa la base è di circa m. 2.00».In realtà non supera m. 1,70.
Nell’opera, inoltre, è possibile rinvenire la grande sensibilità artistica dell’autore, particolarmente attento ai motivi scultorei dell’epoca, non certo esenti da influssi baroccheggianti e controriformistici, temi di evidente matrice spagnola o dell’Italia meridionale dove ebbero maggiore diffusione.
Come scritto da Piccione: « …mentre i rifacimenti/rabberciature precedenti conferivano alla statua un’innegabile espressione macabra contraddistinta dal cruore fuorviante di troppe tinte fosche, ora invece i toni delicati dei colori puntinati (soprattutto dell’incarnato) e il ripristino insperato delle stupende fattezze del volto impreziosiscono il Cristo di un’espressione dolente che si fa tutta interiore e ne rilevano un’austerità, una dignità, un decoro che esaltano il valore della sua sofferenza… Il Cristo che riemerge da questo lavoro di ricomposizione è un Cristo “borghese” (diverso, in apparenza, dall’Ecce Homo, di fattezze più “popolari”), curato sia nei tratti somatici - barba, capelli, baffi - come nel perizoma bordato d’oro che tutela con sobria eleganza l’immacolato candore delle nudità vessate, ineccepibile perfino nel suo sguardo assente, proiettato verso chissà quale sterminato orizzonte di malcelato, etereo, arcano tormento. A ben guardare quest’opera la sofferenza di Cristo, che permane mite anche nella brutalità della tragica contingenza che si consuma, diventa, un po’ anche la sofferenza dell’artista, che sa immedesimarvisi e prendervi parte, preda forse dei propri scrupoli o, più probabilmente, perché piamente sospinto a lenire nell’animo il pathos di un mistero di salvezza volto al suo epilogo - quello, appunto, che egli rappresenta - senza riuscirvi.
Così la tragedia terrena di Gesù sembra non procedere più verso il naturale approdo del suo termine, ma si arresta, rimane quasi appositamente lasciata in sospeso dallo scultore come per dire al suo popolo che tocca ora a lui superare lo strazio dell’umano esistere ricercando in alto lo sguardo misericordioso di Colui che, in attesa di una conversione spontanea e sincera, è sempre disposto al perdono d’ogni affronto.
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